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La magia delle Fiandre

Pubblicato il 20 Aprile 2019 in angolo-andrea
La magia delle Fiandre con Bike Division

Capita ogni tanto di ritrovarsi in una grande festa. Una di quelle con la effe maiuscola. Una festa dove tutti si divertono, ma c’è qualcuno che si diverte un po’ di più. E quel qualcuno, questa volta, siamo stati proprio noi. Gli italiani al Fiandre!

Capita ogni tanto di ritrovarsi in una grande festa. Una di quelle con la effe maiuscola. Una festa dove tutti si divertono, ma c’è qualcuno che si diverte un po’ di più. E quel qualcuno, questa volta, siamo stati proprio noi. Gli italiani al Fiandre.

Quello tra l’Italia e il Fiandre è un legame che dura da molto tempo e via via si è fatto sempre più forte.
Una parte molto importante l’hanno giocata i nostri concittadini che dopo la guerra si sono trasferiti nella terra belga. Non è un caso che a Gand, città che ci ha ospitato per questo weekend e che ha dato alla luce nientepopodimeno che Sir. Bradley Wiggins, si possa scegliere tra più di 70 ristoranti gestiti da nostri connazionali, dove si può mangiare un piatto di pasta fatto davvero “come si deve”.

La seconda parte molto importante l’hanno invece giocata, solo per citarne alcuni, i vari Bugno, Tafi, Bortolami, Argentin, e per ultimo il nostro caro amico Ballan, facendoci diventare la seconda nazione più vincitrice nella classica monumento.
Volevamo partire da qui per raccontare cosa è successo questa volta. Per raccontare la loro corsa ma anche la nostra corsa!
Sveglia quando ancora buio, colazione abbondante e gruppo che si divide fra lungo ( 229 km ) con partenza da Anversa gli altri 174, 139 e 74km.

Cielo griglio e temperatura di 7 gradi alla partenza, ma non piove, e questa è già una grande vittoria, maglie e bandiere da tutto il mondo, si inizia a pedalare, si fa amicizia, iniziamo ad affrontare i primi muri, quelli veri, quelli che hanno scritto la storia del ciclismo, la strada scorre, arrivano i nostri punti di assistenza con Luis e Stefano sul Leberg, con Daniele e Adriano dopo il Koppenberg, puntiamo il Kwaremont e lo superiamo, puntiamo il Paterberg e con grinta, tenacia e cuore non mettiamo piede a terra( a parte qualcuno ) e ci lanciamo su Oudenaarde, dove gloria e .....birra ci aspetta!!!
Bella e strana. Molto strana. Una magia, questa gara!!
Ci ricordiamo bene la sensazione provata domenica a risveglio. Era come se la fatica del giorno prima non ci fosse piu, come se tutti muri non fossero stati altro che semplici pianure.
Certo, il ricordo della bellezza di pedalare su quelle strade non era svanito, ma il male alle gambe era passato. Sparito.
Eravamo leggeri, e confrontandoci con alcuni di voi la sensazione era la stessa.

Poi ovviamente non ci fai troppo caso, la giornata inizia, e c’è da muoversi. Si prende il bus, si va sul Kwaremoont, si monta il gazebo. C’è il sole. Una tovaglia a quadri sulla tavola fa subito domenica. E non c’è domenica che si rispetti in cui mangiare e bere non la faccia da padrone.



E allora via con pane, salame, formaggi. Litri e litri di vino si vaporizzano, ben più di tutta l’acqua bevuta il giorno prima in gara. Era divertente vedere gli occhi di chi ci guardava con un’aria un po’ stranita e un po’ invidiosa, come a dire “cosa avranno mai da festeggiare questi italiani?“
Poi capita che a metà pomeriggio di una domenica di inizio aprile, nelle Fiandre, tra una risata e un’altra, stai attendendo il terzo ed ultimo passaggio dei professionisti. E in un attimo senti come se il tempo si stesse fermando.
Tutti applaudono, gridano, incitano, urlano. E tu non li senti. Sei in un’altra dimensione.

Apri bene gli occhi.
Bettiol passa davanti a te, e in quell’istante decide di cambiare la storia del gioco del ciclismo. Due colpi di pedale, e se ne va. Proprio lì. Proprio davanti a noi.

Questa è la storia di una magia. Una magia tutta italiana, per noi italiani, nelle Fiandre.
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