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Parigi Roubaix: un inferno, che poi inferno non è!!

Pubblicato il 20 Aprile 2019 in angolo-andrea
Parigi Roubaix: un inferno, che poi inferno non è!! con Bike Division

Il copione è più o meno sempre lo stesso. Riunione in ufficio e ultime telefonate. Controllatina alle bici e infine si carica il furgone cercando di ottimizzare lo spazio che sembra non essere mai abbastanza. Attrezzatura: presa. Gazebo: preso. Bandiere: prese. Sveglia puntata alle 4 e si va a dormire presto perché domani c’è da guidare per una dozzina di ore. Questa volta però non è proprio come tutte le altre. Questa volta non si va a pedalare e basta. Questa volta si deve affrontare l’inferno. L’inferno del nord!

Il copione è più o meno sempre lo stesso. Riunione in ufficio e ultime telefonate. Controllatina alle bici e infine si carica il furgone cercando di ottimizzare lo spazio che sembra non essere mai abbastanza.
Attrezzatura: presa. Gazebo: preso. Bandiere: prese. Sveglia puntata alle 4 e si va a dormire presto perché domani c’è da guidare per una dozzina di ore.

Questa volta però non è proprio come tutte le altre. Questa volta non si va a pedalare e basta. Questa volta si deve affrontare l’inferno. L’inferno del nord.
Chi non conosce il ciclismo ci prenderà per pazzi, pensi mentre sei in viaggio. Eppure la sensazione che senti e che è condivisa è proprio un mix di felicità, adrenalina e… paura.
Se si chiama l’inferno del nord un motivo ci sarà, no?
Le ore passano lente lungo la strada, e nella testa tutto si amplifica. Pensieri su pensieri, l’adrenalina sale sempre di più. E insieme a lei, cresce anche la paura.
Come sarà questo pavè? Davvero così infernale come lo descrivono tutti?
Venerdì arriva presto, e come sempre è giorno di ricognizione. Si è un bel gruppo e le risate smorzano quella tensione che si legge facilmente sugli occhi di tutti. È confortante sapere di non essere l’unico a farsela sotto, ma è sconfortante sapere che il timore è comune, perché vuol dire che c’è da preoccuparsi davvero.
Finisce la ricognizione e il verdetto è chiaro: c’è da preoccuparsi davvero.
Il pavè è terribile. Il pavè è un inferno.
Le mani tremano a più non posso, la bici è quasi ingovernabile. Voi che immaginate che si pedali sul pavè che troviamo nelle nostre città, vi sbagliate di grosso. Domani sarà un casino. Ne sei certo.
Hai ancora più paura.


Sveglia all’alba. Colazione. Il giorno è arrivato.

Ti vesti velocemente, quasi a scatti. Il nervoso si sente anche nelle più semplici azioni. Ti cade il dentifricio e poi anche lo spazzolino.
Cerchi di non pensarci troppo, e senza pensare arrivi alla partenza. 3, 2, 1, via. Partiti.
Fa freddo, un freddo cane. Zero gradi circa. Abbiamo lasciato l’Italia in pantaloncini corti, e ci ritroviamo qua vestiti come a Natale. Ti hanno sempre insegnato che all’inferno si sta al caldo, pensi durante i primi minuti di pedalata nel gruppo, ma questo inferno è differente.
La tensione è sempre alta, e lo si capisce bene dal fatto che nessuno apra bocca in gruppo. Tutti silenziosi, tutti concentrati. Tutti impauriti.
E poi arriva la foresta di Arenberg. La vedi da lontano avvicinarsi sempre di più. La tensione sale, sale e sale ancora. È un attimo, sei dentro e inizi a spingere come un dannato. Il rumore della bici è assordante e fastidioso. E tu meni, meni sempre di più. Sei il protagonista di un film, sei nella storia, stai pedalando sul pavè dei pavè.

In un attimo ti senti leggero.
Tutte le paure e tutti i timori se ne vanno nella maniera per noi più facile: con un semplice colpo di pedale. Non pensi più a niente, e ti senti bene. Voli.
Il freddo? È solo un ricordo oramai.

È uno spettacolo e inizi a divertirti come un bambino. Il pavè non fa più paura, anzi, è diventato il tuo migliore amico. Ogni settore lo affronti sempre meglio, sempre più veloce, e con il sorriso che ogni volta si fa più solare.
Poi buchi. Cambi la camera d’aria insieme ad altre decine di persone nelle tue stesse condizioni, e anche quel momento diventa una figata. E ci ridi su.
Riparti e rischi di cadere una, due, tre volte. Alla fine cadi davvero. E ci ridi su, ancora più forte!


I settori di pavè volano via, uno dietro l’altro, che quasi non ti accorgi di essere quasi alla fine.
Giustamente esausto, ma sereno, arrivi a Roubaix. Svolta a destra, poi sinistra, poi ancora destra e sei nel velodromo. Ti dai un pizzicotto, e capisci che è la realtà.
Il relax e la soddisfazione aiutano ad addormentarsi presto, e in un attimo è domenica. Colazione al volo, e via a vedere i campioni.
C’è da decidere dove, però. Basta uno sguardo, e la risposta arriva facilmente.
“Nella foresta di Arenberg, e dove se no?”

Grazie Roubaix. Grazie inferno del nord. Che poi, a pensarci bene, proprio un inferno non sei!!

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